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7 DOMANDE ALLA RICERCA: GIOVANNI BOANO


 

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7 domande alla ricerca.

Un numero magico, simbolico, per raccontare la realtà della ricerca naturalistica in Italia.

 

Partiamo insieme con questa rubrica, a cui tengo molto grazie ai miei trascorsi, alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere, alle scoperte a cui ho potuto partecipare, se non in prima persona, da molto vicino.

 

Buona lettura, spero l'argomento sia per te interessante e stimolante.

 


Ciao Gion,

ti ringrazio innanzitutto per aver accettato il mio invito a parlare di ricerca in campo biologico e naturalistico.

 

In Italia parlare di ricerca significa navigare a volte fra l’eufemismo e la frustrazione, in tutti i campi, ma soprattutto nelle scienze naturali.

 

Non tanto per la qualità delle ricerche, anzi, piuttosto per i fondi e l’attenzione che ad essa vengono dedicati, sia da parte della politica, dell'amministrazione e dell’opinione pubblica.

 

Eppure sappiamo bene che senza ricerca non c’è conoscenza e progresso, nel senso di progredire nella comprensione del mondo.

 

Dal mio punto di vista, arrivando da anni di lavoro nella conservazione, dare voce a questo settore professionale e culturale significa contribuire, sebbene in piccola parte, a porre le basi di molte scelte di gestione del territorio, della salute e quindi del nostro futuro.

 

Dunque, siamo qui a parlarne, per questo avrei preparato 7 domande a cui ritengo sia interessante dare risposta.

 

 

1988 , insieme al soggetto della mia ricerca più a lungo termine, il rondone pallido

Foto di Carlo Avataneo

 

 1- Come sei arrivato a essere ricercatore nel campo delle scienze naturali? Qual è l’iter normale per poterlo diventare?

 

 Il mio interesse per gli animali in genere risale veramente all’infanzia, poi dall’età di circa 10

anni si è focalizzato sugli uccelli.

 

A 12 anni (nell’ormai lontano 1964) i miei fecero una breve vacanza sulle Dolomiti e a quel viaggio risalgono i miei primi appunti ornitologici (codirosso spazzacamino, fringuello, gracchio, aquila reale) identificati con l’aiuto di un libricino “Uccelli d’Europa”, pubblicato da Mondadori nel 1963.

 

Poi venne l’acquisto dell’enciclopedia “Natura Viva”, quindi il volume di Augusto Toschi “Avifauna Italiana”, edito da Olimpia nel 1969 e nell’anno successivo una delle prime edizioni della Guida degli Uccelli d’Europa di Peterson, Mountfort e Hollom.

 

La mia strada era segnata e poco dopo, quando dovetti scegliere l’indirizzo universitario non ebbi dubbi, sicuramente “Scienze Naturali”.

 

A quel tempo, siamo nel 1971, ero già abbonato da un anno alla Rivista Italiana di Ornitologia e, in occasione di una visita al Museo di Milano, chiesi un consiglio al Prof. Edgardo Moltoni.

 

Ricordo bene che lui mi disse “fai il dentista, guadagnerai abbastanza per poter poi coltivare la tua passione a piacimento”. Il consiglio non scalfì minimamente la mia determinazione, anzi, con una sorta di risentimento pensai “ma come?

 

Lui ha fatto Scienze Naturali e poi è diventato direttore del Museo di Storia Naturale di Milano e io dovrei fare il dentista?”.

 

Insomma mi iscrissi al Corso di Laurea in Scienze Naturali e con un po’ di fatica (non tutti gli esami previsti dalla Laurea mi entusiasmarono quanto avevo creduto in un primo momento), mi laureai nel marzo 1978 con una tesi sugli Ardeidi gregari del Piemonte.

 

  

 

Purtroppo poi non fu facile inserirsi nel mondo della ricerca. La zoologia dell’ateneo torinese era poco indirizzata allo studio dei vertebrati, ma, assieme ad alcuni amici avevamo delle idee abbastanza chiare su cosa fosse necessario fare.

 

In quegli anni fondammo, con Toni Mingozzi e Claudio Pulcher, il Gruppo Piemontese Studi Ornitologici (GPSO) e iniziammo a fare ricerche faunistiche estese a tutta la Regione, grazie anche all’Associazione Italiana Naturalisti (AIN) fondata da Bruno Peyronel ed all’impulso dato dalla creazione dei primi Parchi Naturali regionali.

 

Si aprì così, anche nel settore della Pianificazione Venatoria, la possibilità di fare ricerche finalizzate alla conservazione in qualità di professionisti.

 

Contemporaneamente con altri amici (Gianfranco Curletti e Gianni Delmastro) fondammo il Museo di Storia Naturale di Carmagnola, dove a lungo ho lavorato come volontario, ma che alla fine, nel 1995 è diventato il mio posto di lavoro definitivo, come direttore.

 

In fondo, come si può capire, ho coronato un sogno.

 

Di certo non credo che questo possa essere definito al giorno d’oggi un iter “normale”.  

  

 

Inanellamento negli anni '90, da destra Sergio Fasano, Gion Boano, il sottoscritto

Foto P. Beraudo

 

 2- Quali sono i progetti su cui stai lavorando e quando pensi di concludere le tue ricerche al riguardo? 

Tralasciando l’attività faunistica di routine, i più importanti derivano dalla collaborazione con Susanne Åkesson dell’Università di Lund, che mi ha consentito di riprendere con nuovo slancio lo studio dei rondoni pallidi nella storica colonia di Palazzo Lomellini a Carmagnola, che seguo dal 1975 assieme a Marco Cucco (Univ. del Piemonte Orientale).

 

Grazie alla possibilità offerta dalle nuove tecnologie stiamo tracciando i percorsi migratori di questi uccelli e raccogliendo i primi dati sull’area utilizzata per il foraggiamento intorno alla colonia.

 

Assieme a Marco Pavia (Univ. di Torino) e Gary Voelker (Texas A&M Univ.), mi dedico poi con grande slancio a ricerche sulla genetica e parassiti ematici dei Passeriformi italiani.

 

Questo progetto mi ha consentito negli ultimi anni di girare parecchio in varie regioni italiane…anche se ora è un po’ tutto fermo per le cause ben note.

 

Conferenza in piazza sotto i rondoni in volo - Foto Battista Gai

 

 3- Quali sono le ricadute pratiche, dal punto di vista scientifico ma anche gestionale, delle tue ricerche e quale pensi possa essere il loro sviluppo futuro?

  

 Spero sinceramente di aver prodotto qualcosa di utile dal punto di vista scientifico, ma sicuramente preferisco che siano altri a giudicare.

 

Credo tuttavia di poter affermare di aver dato, ovviamente assieme a molti altri amici naturalisti, almeno un modesto contributo alla conservazione dell’avifauna nella nostra regione, entro la quale si è svolta gran parte della mia attività di ricerca avifaunistica.

 

Ho poi avuto anche la fortuna di lavorare come professionista zoologo per la definizione dei piani naturalistici di molte aree protette istituite dalla Regione Piemonte.

 

Questo lavoro, svolto sia a livello professionistico che come dipendenze dell’IPLA (Istituto per le Piante da legno e l’Ambiente), mi ha insegnato molto, anche per la necessità di confronto con molti altri tecnici (agronomi, forestali, pedologi).

 

Con Susanne Åkesson e Gloria Ramello si procede a marcare un rondone pallido (nel riquadro)

  

 

 4- Avrai certamente bisogno di fondi, è difficile ottenerli e da quali settori economici provengono?

 

Questo è certamente un punto dolente.

 

Non credo di essere mai stato molto capace nella ricerca di fondi, ma fortunatamente, almeno in qualche occasione, ho potuto collaborare con Enti o ricercatori che a loro volta avevano ottenuto i necessari finanziamenti.

 

Certamente, in non poche occasioni, mi sono autofinanziato con i proventi di altri lavori.

 

A ben guardare ora il mio percorso complessivo mi pare proprio di esser stato una sorta di ibrido tra il “dilettante naturalista” e lo “zoologo professionista”, ma credo anche di non esser l’unico nel nostro campo!

 

Esame di ali per lo studio della muta durante un corso del GPSO al Mont Avic

 

5- Di solito non si lavora mai da soli, con quale team collabori ?

 

 Personalmente sono sempre stato molto aperto alla collaborazione con tutti quanti avessero interessi comuni.

 

Credo ne sia una chiara testimonianza la storia del GPSO così come le affiliazioni dei coautori assieme ai quali ho potuto pubblicare le mie ricerche.

 

Posso sicuramente dire che questa apertura mi abbia sempre abbondantemente ripagato.

 

Ornitologi che non tramontano - con Pierandrea Brichetti durante un meeting del GPSO - Foto G. Bogliani

 

 6- Credi che l’opinione pubblica italiana debba essere sensibilizzata riguardo ai temi su cui stai lavorando? E attraverso quali strumenti?

  

Sicuramente l’attenzione dell’opinione pubblica italiana è sempre stata piuttosto deficitaria nel confronto del mondo naturale e sempre più rivolta a questioni umanistiche.

 

Tuttavia negli ultimi tempi si sono fatti certamente passi da gigante e rispetto a quando ho iniziato io la differenza è enorme.

 

 

Alla frontiera Armenia-Iran con Gary Voelker e Marco Pavia nel 2014

 

Basti pensare che quando ho iniziato ad appassionarmi seriamente di ornitologia le uniche persone con cui si poteva parlare di fauna in una cittadina come quella in cui vivo (Carmagnola TO) erano i soli cacciatori.

 

I veri appassionati di ornitologia o altre discipline naturalistiche erano pochissimi e isolati. Ora i cosiddetti “social” contribuiscono allo scambio di informazioni ed alla divulgazione con una rete fittissima di scambi e in tempo reale.

 

Consentimi però di affermare che anche le Associazioni naturalistiche e i Musei di Storia Naturale non hanno perso il loro ruolo e continuano a svolgere una importante funzione per accrescere e ben indirizzare la passione e la sensibilità verso il mondo naturale.

 

 

Identificazione di Basileuterus coronatus, agosto 2008, Peru - foto R. Sindaco

 

 7- Come valuti la “citizen science”, ovvero la partecipazione dei cittadini alla ricerca e al monitoraggio in campo naturalistico? Credi che debba essere potenziata in alcuni settori?

 

Ritengo che “citizen science” sia un termine moderno a rappresentare quanto già fatto nel passato.

 

Penso ad esempio all'Inchiesta Ornitologica Italiana di Enrico Hillyer Giglioli (1889-1890) o a tutti gli atlanti degli uccelli nidificanti o svernanti regionali o nazionali, tutte ricerche realizzate con contributo di molte persone semplicemente appassionate alla materia.

 

Ora ovviamente, grazie alle portentose possibilità di contatto offerte dalla rete informatica e dalle tecniche foto e audio digitali, la platea dei possibili partecipanti è enormemente aumentata.

 

La quantità di dati raccolta è quindi enorme e consente ai ricercatori di affrontare tematiche prima impensabili con basi di dati estremamente robuste.

 

Col retino a Borgarino - per un certo periodo mi sono dedicato anche allo studio delle libellule

Foto G. Della Beffa

 

 

Il rischio è forse quello che si perda la conoscenza reciproca, la coesione del gruppo, la possibilità di valutazione adeguata dei dati ed entrino così a far parte di questi “big-data” un numero non indifferente di errori.

 

Questi magari, rispetto al numero totale dei dati, sono ininfluenti nella visione complessiva o nelle tendenze centrali, ma molto fastidiosi quando si parla per esempio di date estreme d’arrivo o partenza di migratori, localizzazioni di popolazioni marginali, frequenza di specie accidentali in una determinata regione.

 

Insomma, si tratta di uno strumento estremamente potente e utilissimo in molti settori, ma, come tutte le cose, da utilizzare “cum grano salis”.

 

Quattro delle specie di uccelli cui sono più affezionato


 

Grazie Gion,

 ci conosciamo da molti anni ormai e devo dire che la tua intervista mi ha un po' emozionato, perché mi ha fatto rivivere molti momenti vissuti insieme, sia sul campo che durante convegni e riunioni del GPSO.

 

Certo, quando tu muovevi i primi passi ornitologici io emettevo i primi vagiti, ma la passione non ha età ed è sempre stato piacevole condividere il nostro interesse per l'avifauna.

 

Forse non sai che con il convegno di ornitologia di Torino, organizzato nel 1991 dal CISO e dal GPSO, iniziai la mia "vita in società" e da lì in poi si sviluppò la mia carriera professionale, che mi portò a lavorare per molti anni in un'area protetta.

 

Interessante poi li tuo libro sui rondoni, che naturalmente ho nella mia biblioteca, e i molti articoli che hai scritto sull'avifauna, sono sempre stati di stimolo per noi giovani ornitologi.

 

Ti auguro di poter continuare, adesso che dovresti avere molto più tempo libero, a seguire la tua passione con lo stesso entusiasmo che hai sempre avuto, i risultati si vedono e sono sempre interessanti.

 

Spero avremo modo di vivere ancora molte esperienze insieme!

 


Qui su natura mediterraneo puoi trovare un'intervista di alcuni anni fa fatta a Giovanni Boano.

 

A questo link invece puoi trovare la bibliografia prodotta da Giovanni Boano

 

 


Ecco alcuni link utili:

 

Gruppo Piemontese Studi Ornitologici

 

Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola - sito istituzionale

 

Museo di Storia Naturale di Carmagnola - sito operativo

 

I Rondoni, instancabili volatori 

 

Associazione Monumenti vivi - Siti importanti per la fauna

 

 


 

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Sarà per me un regalo, che serberò nel bagaglio dei miei ricordi.

foto Laurent Carré 2014

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 Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2022