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7 DOMANDE ALLA RICERCA: GIANNI INSACCO


 

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7 domande alla ricerca.

Un numero magico, simbolico, per raccontare la realtà della ricerca naturalistica in Italia.

 

Partiamo insieme con questa rubrica, a cui tengo molto grazie ai miei trascorsi, alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere, alle scoperte a cui ho potuto partecipare, se non in prima persona, da molto vicino.

 

Buona lettura, spero l'argomento sia per te interessante e stimolante.

 


Ciao Gianni,

ti ringrazio innanzitutto per aver accettato il mio invito a parlare di ricerca in campo biologico e naturalistico.

 

In Italia parlare di ricerca significa navigare a volte fra l’eufemismo e la frustrazione, in tutti i campi, ma soprattutto nelle scienze naturali.

 

Non tanto per la qualità delle ricerche, anzi, piuttosto per i fondi e l’attenzione che ad essa vengono dedicati, sia da parte della politica, dell'amministrazione e dell’opinione pubblica.

 

Eppure sappiamo bene che senza ricerca non c’è conoscenza e progresso, nel senso di progredire nella comprensione del mondo.

 

Dal mio punto di vista, arrivando da anni di lavoro nella conservazione, dare voce a questo settore professionale e culturale significa contribuire, sebbene in piccola parte, a porre le basi di molte scelte di gestione del territorio, della salute e quindi del nostro futuro.

 

Dunque, siamo qui a parlarne, per questo avrei preparato 7 domande a cui ritengo sia interessante dare risposta.

 

 

 1- Come sei arrivato a essere ricercatore nel campo delle scienze naturali? Qual'è l’iter normale per poterlo diventare?

 

Prima di seguire un iter per diventare un buon ricercatore, ritengo sia necessario possedere grande curiosità, desiderio di stupirsi e una buona dose di rigorosità scientifica.

 

La laurea diventa indispensabile per progredire nella corretta formazione professionale.

 

Nel mio caso, ho avuto fin da piccolo un’innata attrazione verso le scienze naturali, che sicuramente è stata stimolata anche dal luogo in cui vivevo.

 

I miei primi anni li ho trascorsi a Rapallo (GE) dove giocavo spesso nel bosco con gli insetti, osservando la natura e la fauna selvatica tipica di quei luoghi.

 

Dal bosco passavo al mare, trascorrendo lunghe giornate con mio padre a cercare conchiglie e pesciolini nelle pozzanghere tra gli scogli.

 

Mi recavo spesso in biblioteca comunale, dove ho iniziato ad approfondire lo studio delle scienze naturali soprattutto l’entomologia, mia prima passione.

 

In seguito, con la mia famiglia, siamo ritornati a Comiso (RG), dove risiedo attualmente, e già all’età di 11 anni ero attratto a esplorare il mio territorio per mettere in pratica quanto avevo appreso dai testi di paleontologia.

 

Non è stato difficile effettuare le mie prime ed entusiasmanti scoperte, come gli importanti resti fossili di elefanti e ippopotami nani, cervi, bisonti, lupi, orsi, tartarughe e ghiri giganti.

 

All’età di 17 anni sono diventato ricercatore esterno presso l’Università di Messina per approfondire gli studi e le ricerche, seguito dalla prof.ssa Laura Bonfiglio, titolare della Cattedra di Paleontologia della Stessa Università.

  

Mentre osservavo un giovane esemplare di boa endemico del Madagascar (Sanzinia madagascariensis). 

Foto di Romano Pezzotta

 

 A 19 anni ho compiuto il primo studio inedito sui resti fossili degli Iblei, che mi ha permesso di conseguire nel 1990 il primo posto nazionale del “22° Concorso per giovani ricercatori", patrocinato dal MIUR, dal MUR e dal CNR, presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e successivamente, il riconoscimento con il premio di excellence al "Contest for young scientists 1990", indetto dalla CEE a Copenaghen, conferitomi dal principe della Danimarca.

 

Ancor prima di possedere la laurea in Scienze Naturali, conseguita in seguito nel 2002, ho condotto studi e campagne di ricerca paleontologica con diverse Soprintendenze ai Beni Culturali.

 

La mia grande attrazione verso le scienze naturali e il rispetto delle specie viventi, mi ha coinvolto attivamente a fondare il “Centro Regionale di Recupero della Fauna Selvatica e Tartarughe Marine di Comiso”, di cui sono stato direttore dal 1993 al 2014, salvando e studiando migliaia di specie selvatiche terrestri come rapaci, aironi, fenicotteri, mammiferi, rettili, ecc., e oltre 2000 specie marine come tartarughe e cetacei.

 

Liberazione di una Tartaruga marina (Caretta caretta) effettuata con trasmettitore satellitare, dopo essere stata curata presso il Centro regionale tartarughe marine di Comiso.

Foto di Antonio Barlotta

 

 

Dal 1991 sono il conservatore scientifico del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso e da allora non mi sono fermato un attimo, riuscendo a scoprire con la mia equipe di collaboratori e colleghi universitari, oltre 15 specie nuove per la scienza e producendo centinaia di pubblicazioni scientifiche.

 

 

 2- Quali sono i progetti su cui stai lavorando e quando pensi di concludere le tue ricerche al riguardo? 

Con grande sforzo ed energia, sto cercando di portare a termine quei lavori che meritano e che rivestono grande significato scientifico nei vari settori della paleontologia, zoologia ma anche della museologia.

 

Per quanto riguarda la paleontologia, un progetto cui tengo molto e che si sta effettuando in collaborazione con un gruppo di lavoro del Natural History Museum of London, è lo studio geocronologico dell’elefante nano più antico della Sicilia (Palaeoloxodon falconeri) proveniente dai depositi lacustri pleistocenici dei dintorni di Comiso (RG). 

 

Foto di gruppo dopo la faticosa indagine di campionamento geocronologico dei sedimenti lacustri pleistocenici di Comiso.

 (Da sinistra a destra) Laura Bonfiglio accanto a me, Victoria Herridge, Kristy Penkman, Grün Rainer, Adrian Lister, Gabriella Mangano e Richards David.

 

 Altri progetti paleontologici riguardano lo studio delle faune sub-fossili del Madagascar, in particolare degli Aepiornitidae o uccelli elefanti, e la descrizione dei resti di dinosauri sauropodi giurassici, rinvenuti in Madagascar e in Marocco.

 

Per quanto riguarda la zoologia invece, sto lavorando sulle specie marine rare, soprattutto pesci e crostacei di provenienza atlantica o lessepsiana, rinvenute in Sicilia e in Africa settentrionale, con particolare attenzione verso i selaci.

 

Un altro studio è quello che riguarda la determinazione genetica della popolazione siciliana del piccolo e innocuo Boa delle sabbie (Eryx jaculus) scoperto nel 2015.

 

Non essendoci prove fossili, sembra che la sua introduzione in Sicilia possa essere attribuita agli antichi Greci che abitarono a lungo nell'area e che, vista la somiglianza con le vipere, lo importarono da altre aree mediterranee per essere utilizzato per rituali o scopi bellici.

 

Il piccolo Boa delle Sabbie siciliano (Eryx jaculus).

Foto di Gianni Insacco

 

 3- Quali sono le ricadute pratiche, dal punto di vista scientifico ma anche gestionale, delle tue ricerche e quale pensi possa essere il loro sviluppo futuro?

  

 Le ricerche condotte sulle faune a vertebrati pleistocenici del comprensorio degli Iblei, sono risultate utili per meglio comprendere il significato paleoambientale e paleoecologico dell’area.

 

Pensare che nel nostro territorio siano vissute specie oggi estinte e vederle “resuscitate” in un museo, porta una certa riflessione verso il rispetto degli equilibri naturali e i relativi meccanismi di funzionamento degli ecosistemi e delle loro minacce.

 

Spesso però, la ricerca prodotta viene conosciuta solo dagli “addetti ai lavori” ed è qui che entra in gioco il ruolo dei musei scientifici che, oltre ad avere un importante significato per il territorio, riassumono le funzioni di base come la Conservazione, la Ricerca, la Comunicazione e l’Educazione.

 

In questo contesto il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, fondato nel 1991, conta più di 27.000 reperti, costituiti prevalentemente da preparati zoologici appartenenti alla fauna europea ed esotica, nonché da reperti fossili provenienti dal comprensorio locale e da vari continenti.

 

Il mantenimento di questo ruolo però prevede un notevole sforzo sia gestionale che scientifico, ma conferma il valore di custode del patrimonio culturale e scientifico appartenente a tutti.

 

Allestimento della vetrina del Celacanto (Latimeria chalumnae) conservato a Comiso.

Foto di Ketty Sampognaro

  

 

 4- Avrai certamente bisogno di fondi, è difficile ottenerli e da quali settori economici provengono?

 

 Le mie ricerche si concentrano verso tutte quelle specie fossili e viventi che fanno parte delle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso.

 

Essendo però un museo comunale, ha risorse finanziarie limitate e personale impiegato ridotto.

 

Per tale motivo e, per garantire la giusta fruibilità e l’aumento degli introiti, il museo si sta adoperando per potenziare il servizio di gestione turistica e didattica con personale esterno qualificato.

 

Per gli altri aspetti il museo cerca di rintracciare fondi pubblici e privati attraverso progetti di ricerca e attività didattiche, anche attraverso l’ausilio delle università afferenti.

 

 

5- Di solito non si lavora mai da soli, con quale team collabori ?

 

Dal 1991 a oggi é stata intensa la collaborazione di ricerca scientifica e museale con diversi Enti dello Stato come il Nucleo Carabinieri del Servizio Cites, Corpo Forestale, Capitanerie di Porto, ecc., basti pensare ai grandi risultati scientifici zoologici e paleontologici raggiunti in oltre 30 anni di attività.

 

Sicuramente è stata fondamentale la presenza costante nel territorio sia per le emergenze paleontologiche, sia per quelle zoologiche, collaborando con le Soprintendenze locali, Università, associazioni e con i colleghi di altri musei.

 

A tal proposito nel 2017, il Museo Civico di Storia Naturale di Comiso è stato riconosciuto Istituzione Scientifica dal segretariato CITES del Ministero Ambiente, utile per compiere scambi di reperti scientifici con musei di altri stati, promuovendo la conservazione e la ricerca.  

 

Ritrovamento di alcuni rettili fossili paleozoici con la collaborazione di alcune tribù del Madagascar.

 Foto di Romano Pezzotta

 

Grazie alla collaborazione con le marinerie siciliane e all’intensa attività di controllo del pescato accidentale (bycatch), si sta lavorando per documentare la segnalazione di diverse specie non indigene (NIS), con l’attivazione di campagne scientifiche lanciate già dal 2015.

 

 

Un Granchio fantasma (Ocypode cursor), nei pressi della spiaggia di Sampieri (RG).

 Foto d'archivio

 

Indispensabile l’equipe di colleghi del museo specializzati nelle varie tematiche e su cui si basano le varie ricerche che vertono nei settori della zoologia, paleontologia e museologia.

 

Uno dei miei principali obiettivi è l’ampliamento del museo con l’apertura delle nuove sale, in grado di esporre ancora i reperti che si celano dietro le quinte.

 

Tra questi, il più grande scheletro della Balenottera comune d’Italia con la creazione della Sala Cetologica, e  l'ostensione delle centinaia di mammiferi terrestri, della gran parte delle collezioni ornitologiche e paleontologiche esistenti con reperti unici al mondo, arricchite da quel “valore aggiunto” scaturito da ogni singolo studio pubblicato.

 

Una mandibola di Ippopotamo nano siciliano (Hippopotamus pentlandi).

 Foto di Gianni Insacco 

 

 

 6- Credi che l’opinione pubblica italiana debba essere sensibilizzata riguardo ai temi su cui stai lavorando? E attraverso quali strumenti?

  

 Il contributo apportato attraverso lo studio e le pubblicazioni scientifiche, contribuiscono sicuramente a migliorare le conoscenze di base sulla singola specie studiata, finalizzata alla sua tutela e salvaguardia.

 

Però, per sensibilizzare di più l’opinione pubblica serve una corretta informazione attraverso la comunicazione e la narrazione scientifica.

 

A tal proposito ritengo che bisognerebbe dare un ruolo di maggiore evidenza ai ricercatori dei musei, che garantiscono la conservazione e la valorizzazione delle collezioni naturalistiche, intese come patrimonio pubblico e risorsa culturale del nostro Paese.

 

Impronta e contro impronta di un pesce fossile (Enchodus sp.) del Cretaceo superiore della Sicilia.

Foto di Gianni Insacco

 

 7- Come valuti la “citizen science”, ovvero la partecipazione dei cittadini alla ricerca e al monitoraggio in campo naturalistico? Credi che debba essere potenziata in alcuni settori?

 

La partecipazione democratica a progetti di ricerca condotte, in parte o totalmente, da scienziati non professionisti, con l’obiettivo di effettuare una raccolta dati, può surrogare dei pregi ma anche dei limiti di attendibilità, non tanto per la segnalazione dei reperti paleontologici, in cui è necessario studiare il reperto dal vero, quanto per la segnalazione di specie viventi, in cui l’esemplare viene spesso documentato con una sola foto, producendo dati incompleti e poco affidabili.

 

Il più delle volte gli scienziati professionisti che decidono di attingere alle informazioni dalle piattaforme della citizen science, devono quindi stare molto attenti a correggere e interpretare gli errori, rischiando a loro volta di compromettere la validità degli articoli scientifici pubblicati.

 

Nonostante la partecipazione alla ricerca da parte dei cittadini stia prendendo piede attraverso l’ampio uso dei social, ritengo sia necessario che gli scienziati professionisti debbano coinvolgere, formare e professionalizzare il personale volontario, facendolo afferire come personale esterno a un istituto autorevole di riferimento, come università e musei.

 

Questa sarà la sfida del prossimo futuro!

 

La sala del Mesozoico del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso.

Foto di Agatino Reitano


 

Grazie Gianni,

sono particolarmente contento di ospitare la tua intervista perché ho potuto scoprire una realtà di assoluto interesse nel panorama internazionale.

 

In effetti la divulgazione delle conoscenze scientifiche in campo naturalistico devono passare attraverso i musei che, insieme alle università, sono i soggetti maggiormente idonei a realizzare ricerche di un certo spessore e interesse.

 

Certamente ci vogliono persone dinamiche, curiose e appassionate che sappiano perseguire obiettivi ambiziosi e superare le difficoltà che si presentano nella ricerca di fondi, nell'individuazione di collaborazioni, nella restituzione dei risultati.

 

Un museo è, o meglio, dovrebbe essere, il mediatore privilegiato fra la ricerca pura e la divulgazione, fra la scienza di campo e il cittadino, il volontario, l'amatore, il curioso, ovvero le tante, tantissime persone che possono e vogliono approfondire le loro conoscenze, in questo caso, sulla natura.

 

Ho sempre amato trascorrere del tempo nei musei di Storia Naturale, spesso gli unici musei che ho visitato nei vari Paesi, ho sempre apprezzato la possibilità  di poter toccare con mano il mondo naturale al quale difficilmente avrei potuto accedere.

 

Un grazie particolare, quindi, a te che hai saputo coltivare nel tempo la passione che avevi radicata sin da bambino e hai saputo realizzare i tuoi sogni, che sono anche nostri.

 

Perché la scoperta della natura inizia sin da quando veniamo al mondo e non finisce mai.

 

Se siamo sempre disponibili a stupirci.

 


Qui https://www.researchgate.net/profile/Gianni_Insacco puoi trovare molte informazioni sull'attività di Gianni Insacco, ma soprattutto potrai approfondire le ricerche che ha pubblicato.

 

 



 

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foto Laurent Carré 2014

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Ornitologo - International Mountain Leader - Accompagnateur en Montagne BE France - Accompagnatore  Naturalistico Regione Piemonte - Accompagnatore Turistico - Istruttore nazionale Nordic Walking SINW

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 Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2022