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7 DOMANDE ALLA RICERCA: MARCO ISAIA


 

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7 domande alla ricerca.

Un numero magico, simbolico, per raccontare la realtà della ricerca naturalistica in Italia.

 

Partiamo insieme con questa rubrica, a cui tengo molto grazie ai miei trascorsi, alle persone che ho avuto la fortuna di conoscere, alle scoperte a cui ho potuto partecipare, se non in prima persona, da molto vicino.

 

Buona lettura, spero l'argomento sia per te interessante e stimolante.

 


Ciao Marco,

ti ringrazio innanzitutto per aver accettato il mio invito a parlare di ricerca in campo biologico e naturalistico.

 

In Italia parlare di ricerca significa navigare a volte fra l’eufemismo e la frustrazione, in tutti i campi, ma soprattutto nelle scienze naturali.

 

Non tanto per la qualità delle ricerche, anzi, piuttosto per i fondi e l’attenzione che ad essa vengono dedicati, sia da parte della politica, dell'amministrazione e dell’opinione pubblica.

 

Eppure sappiamo bene che senza ricerca non c’è conoscenza e progresso, nel senso di progredire nella comprensione del mondo.

Lo stiamo vedendo proprio in questi mesi, in cui vorremmo già avere risposte immediate ed efficaci.

 

Dal mio punto di vista, arrivando io da anni di lavoro nella conservazione, dare voce a questo settore professionale e culturale significa contribuire, sebbene in piccola parte, a porre le basi di molte scelte di gestione del territorio, della salute e quindi del nostro futuro.

 

Dunque, siamo qui a parlarne, per questo avrei preparato 7 domande a cui ritengo sia interessante dare risposta.

 

 

 1- Come sei arrivato a essere ricercatore nel campo delle scienze naturali? Qual è l’iter normale per poterlo diventare?

Non credo esista un iter “normale”, i percorsi possono essere anche molto diversi.

 

Nel mio caso, ho iniziato a coltivare questo sogno già ai tempi della tesi di laurea in Scienze Naturali, che ho conseguito nel 1999.

 

La scelta di un argomento estremamente appassionante (e altrettanto poco studiato) mi ha dato la possibilità, nel corso del tempo, di pubblicare diversi articoli scientifici, che, accanto ad un percorso di costante formazione ed aggiornamento assiduamente incoraggiato dal team del Prof. Guido Badino dell’Università di Torino, mi hanno fornito i punteggi necessari per superare importanti step del mio percorso, come ad esempio l’ammissione al Master post-laurea nel 2001, al corso di Dottorato nel 2002 e a diversi bandi di ricerca Post-doc.

 

Forte dei titoli così accumulati e del percorso di formazione svolto nel corso degli anni, nel 2008 sono risultato vincitore di un Concorso pubblico per Ricercatori Universitari, bandito dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino per il settore scientifico disciplinare di Ecologia.

 

Recentemente ho superato con successo la selezione pubblica nazionale per Prof. Associato presso lo stesso Dipartimento. 

  

Attività di campo

 

 2- Quali sono i progetti su cui stai lavorando e quando pensi di concludere le tue ricerche al riguardo?

 

I miei organismi modello sono da sempre i ragni.

 

Essendo di base un ecologo, mi occupo in particolare delle relazioni tra le componenti biotiche e abiotiche, nonché del rapporto tra le diverse specie viventi.

 

In questi termini, utilizzare i ragni come modelli mi fornisce notevoli spunti di ricerca, perlopiù ispirati al loro particolare ruolo nell’ecosistema (sono predatori obbligati estremamente diversificati) e alla loro spiccata sensibilità a cambiamenti ambientali.

 

Ultimamente sto lavorando molto sulle comunità di ragni che popolano ecosistemi “estremi”, come le grotte e gli ambienti alpini di alta quota. In entrambi i casi esistono equilibri estremamente delicati che regolano i rapporti ecologici e determinano la sopravvivenza delle diverse specie che li popolano.

 

Insieme al mio gruppo di lavoro, ho dimostrato che nello scenario attuale di riscaldamento globale questi equilibri sono inesorabilmente sconvolti, determinando pericolosi effetti a catena su tutto l’ecosistema.

 

Troglohyphantes sp. - specie endemica troglobia

I ragni del genere Troglohyphantes si sono dimostrati estremamente sensibili all’innalzamento della temperatura dovuto al riscaldamento globale

  

Questo discorso è particolarmente interessante in grotta, dove la temperatura interna è costante tutto l’anno e si assesta su valori pari alla media annuale delle temperature esterne.

 

Proprio su questo principio ho ottenuto diversi finanziamenti per studiare l’impatto del riscaldamento globale su questi delicati ecosistemi e sulla fauna che li caratterizza.

 

Il tema delle grotte mi ha fornito numerosi altri spunti su cui ho incentrato diverse proposte per progetti di ricerca interdisciplinari.

 

L’ultimo importante progetto che sto portando avanti è incentrato sulla valutazione dell’impatto dell’attività dell’uomo sugli ecosistemi sotterranei, con particolare riferimento alla fruizione turistica delle grotte e agli impatti ambientali che ne derivano.

 

 

Come vedi, le ricerche non finiscono mai!

 

Le grotte sono ecosistemi delicati, fortemente vulnerabili all’impatto delle attività dell’uomo

 

 3- Quali sono le ricadute pratiche, dal punto di vista scientifico ma anche gestionale, delle tue ricerche e quale pensi possa essere il loro sviluppo futuro?

  

 Grazie ai nostri studi siamo riusciti ad iscrivere nella Lista Rossa delle Specie Minacciate della IUCN (l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) diverse specie di ragni italiani, tra cui una a cui tengo molto, endemica del distretto delle Alpi Marittime italiane e francesi, Vesubia jugorum.

 

Si tratta di uno dei pochissimi ragni che figurano in questa “famosa” lista di specie minacciate, popolata da specie ben più iconiche ed amate rispetto ai ragni, come panda, rinoceronti, ghepardi e lupi.

 

 

 

Vesubia jugorum - Alpi Marittime

 

 

Come spesso accade, fare conoscere al grande pubblico certe situazioni porta notevoli vantaggi. In questo caso, grazie all’inserimento in Lista Rossa, il ragno delle Alpi Marittime è stato inserito in un programma di monitoraggio finanziato da Parchi e altri enti competenti, volto a monitorare la salute delle popolazioni naturali e a garantirne la sopravvivenza nel tempo.

 

Raccolta di esemplari per il monitoraggio di Vesubia jugorum

 

 

Nell’ambito delle mie attività ho descritto diverse specie nuove per la scienza, anche in distretti relativamente conosciuti del territorio italiano.

 

L’ultimo progetto di ricerca di cui sono titolare ha come importante ricaduta l’allestimento di una guida per la gestione sostenibile del turismo in grotta, con grande attenzione al mantenimento dei delicati equilibri che regolano l’ecosistema sotterraneo.

  

Troglohyphantes lucifer - specie nuova per la scienza

 

Al di là dei risultati, che potrebbero sembrare estremamente di nicchia (descrivere specie nuove potrebbe sembrare una sorta di “esercizio” per naturalisti!), la ricerca in campo naturalistico contribuisce in modo fondamentale a capire come funziona l’ecosistema, sia esso una grotta, una foresta, un intero bioma o il pianeta stesso.

 

Capire come funzionano gli ecosistemi significa quindi capire come funziona il pianeta, che di fatto è solo un ecosistema a scala più grande.

 

Si tratta di argomenti estremamente attuali, in un’epoca in cui (finalmente) con grande fatica l’uomo sta iniziando a rendersi conto che sono proprio le leggi naturali quelle che governano la nostra sopravvivenza (basta pensare al clima, all’insorgenza delle pandemie..).

 

Un punto importante nel mio lavoro è rappresentato dall’opera di sensibilizzazione che porto avanti tramite le mie ricerche e tramite la didattica che svolgo nell’ambito della mia attività accademica. 

 

 

Sensibilizzare gli studenti, e, quando ci riesco, l’opinione pubblica, verso una maggiore consapevolezza promossa da una mentalità scientifica oggettiva che contrasti superstizione e complottismi e che favorisca un accresciuto senso critico nei confronti dell’informazione, rappresenta per me uno degli obiettivi più ambiziosi.

 

L'attività didattica e di sensibilizzazione viene realizzata anche sul campo

 

 4- Avrai certamente bisogno di fondi, è difficile ottenerli e da quali settori economici provengono?

 

Sì, certo, avere a disposizione fondi è fondamentale per ampliare i propri orizzonti, coinvolgere più persone nelle ricerche, confrontarsi con esperti internazionali e, ovviamente, potere effettuare analisi di laboratorio o acquistare apparecchiature scientifiche utili.

 

I fondi grazie a cui lavoriamo provengono in genere dal Ministero dell’Università e della Ricerca, da Fondazioni private o dalla Comunità Europea.

 

Nella maggior parte dei casi queste risorse sono messe a disposizione tramite bandi competitivi che prevedono processi di selezione molto difficili da superare, basati su criteri che valutano sia i progetti stessi, sia la competitività e il profilo dei proponenti.

 

In altri casi i fondi possono provenire da enti privati o pubblici interessati alla valutazione degli impatti di particolari attività antropiche sull’ecosistema.

 

Panorama delle Alpi Marittime

 

5- Di solito non si lavora mai da soli, con quale team collabori ?

 

Nel panorama scientifico attuale, pensare di lavorare da soli è impensabile, oltre che totalmente infruttuoso.

 

Nel mio caso, sono in contatto (pressoché quotidiano) con la rete di esperti aracnologi europei (una comunità piuttosto variopinta e divertente) e con una nutrita serie di colleghi che operano nei miei stessi ambiti.

 

A livello locale gestisco un gruppo la cui numerosità varia negli anni a seconda del percorso intrapreso da ciascuno.

 

In questo momento il mio gruppo è composto di due assegnisti, due dottorandi e numerosi laureandi, sia specialistici che triennali.

 

 

 6- Credi che l’opinione pubblica italiana debba essere sensibilizzata riguardo ai temi su cui stai lavorando? E attraverso quali strumenti?

  

Assolutamente si. Uno dei problemi maggiori in Italia è proprio la mancanza di interesse verso questi ambiti, associata spesso ad un livello di conoscenza scientifica molto scarso.

 

Lo strumento più efficace è certamente la formazione dei giovani. Stimolare la curiosità e l’interesse verso tematiche scientifico-ambientali nei giovani è probabilmente l’investimento più efficace.

 

Vesubia jugorum - Alpi Marittime

 

 7- Come valuti la “citizen science”, ovvero la partecipazione dei cittadini alla ricerca e al monitoraggio in campo naturalistico? Credi che debba essere potenziata in alcuni settori?

 

 Uhm.. non sono un grande sostenitore di questa pratica, soprattutto in Italia, dove a malapena il pubblico medio non sa che un ragno non è un insetto (una differenza a cui tengo molto).

 

Forse in Italia è un po’ presto per questo tipo di partecipazione?

 

Diciamo che non trovo particolarmente opportuno utilizzare questo tipo di dati per realizzare ricerche scientifiche o monitoraggi faunistici rigorosi su gruppi faunistici complessi come i ragni.

 

Indubbiamente, si tratta di un valido strumento di sensibilizzazione, allora se interpretato in questo senso, ben venga la citizen science!    

 


 

Grazie Marco, 

ricordo quando venisti a proporre al Parco Alpi Marittime una tesi sulla Vesubia jugorum...

 

Allora ero il responsabile del Servizio Conservazione e fu per me una proposta interessante, anche perché per me i ragni sono sempre stati degli animali estremamente affascinanti.

 

Purtroppo l'attività del Parco era tutta concentrata su lupo, gipeto, stambecco, camoscio: animali grossi, che coinvolgevano maggiormente l'opinione pubblica, e così non se ne fece nulla.

 

In realtà fosti profetico, perché pochi anni dopo scoprimmo che la biodiversità non è fatta di soli mammiferi o grandi rapaci.

 

Ci trovammo quindi a collaborare al progetto EDIT, l'inventario biologico generalizzato dei due parchi gemellati, Alpi Marittime e Mercantour. 

 

Fu l'inizio, quello di EDIT, di una bella avventura, di una sfida che non è ancora vinta, forse perché troppo ambiziosa. Censire tutta la biodiversità non è possibile, men che meno con le risorse disponibili.

 

Ma il tuo lavoro e quello di tanti altri ricercatori è servito anche per far scoprire all' "uomo della strada" che la biodiversità è intorno a noi, non necessariamente occorre andare ai tropici per trovarla.

 

Dunque, ti auguro un buon lavoro, sarà senz'altro utile per aiutare la nostra civiltà a riflettere o su come gestire il proprio futuro. 

 

Un piccolo ragno potrebbe indicarci la strada.

 


 

 

Segui le attività del laboratorio di Marco Isaia su Twitter @Italian_Spiders

 


 Qui https://www.unito.it/persone/marco.isaia  puoi trovare molte informazioni sull'attività di Marco Isaia, ma soprattutto potrai approfondire le ricerche che ha pubblicato, i progetti a cui ha lavorato e molto altro ancora.



 

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Sarà per me un regalo, che serberò nel bagaglio dei miei ricordi.

foto Laurent Carré 2014

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Ornitologo - International Mountain Leader - Accompagnateur en Montagne BE France - Accompagnatore  Naturalistico Regione Piemonte - Accompagnatore Turistico - Istruttore nazionale Nordic Walking SINW

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 Ultimo aggiormento: 21 maggio 2022