Andalucia  - dal 19 al 26 aprile 2016

Partiamo martedì 19 aprile da Malpensa, e quando arriviamo a Siviglia pioviggina. Le nubi basse e dense si disperdono però velocemente e prima di cena, complice il tramonto “ritardato” di un’ora, facciamo ancora un’uscita sulla Rocina. La luce serale, il paesaggio e gli uccelli osservati, alcuni rari, saranno per noi il ricordo indelebile di una momento magico: Aironi rossi, spatole, polli sultani, salciaiole in canto… la calma del crepuscolo ci rapisce.

 

Foto: Luca Giraudo - Claudio Mazzaferri

Foto: Fabio Peirano

Foto: Claudio Mazzaferri

La locanda Cristina, meta indiscutibile di tantissimi ornitologi europei, ci accoglie nella sua atmosfera casalinga e tradizionale, anche un po’ naif. Non capita spesso di trovarsi due rondini nel bagno, per nulla intimorite.

 

Foto: Claudio Mazzaferri

Foto: Luca Giraudo

Foto: Fabio Peirano

Mercoledì mattina, sotto un cielo variabile, visitiamo Acebuche, principale centro visita del Parque Nacional de Doñana, dove percorriamo buona parte dell’itinerario attrezzato.

 

Foto: Luca Giraudo

Acebuche, un tempo nota per le sue lagune, è oggi in realtà una zona con ambienti di macchia a lecci e sughere e ad arbusti e giunchi. La battaglia che si combatte sull’oro bianco ha visto evolvere le aree umide in zone pianeggianti saltuariamente invase dall’acqua, alimentate solo dalle piogge e non più dalla falda, ormai troppo bassa a causa dei prelievi idrici agricoli.

Foto: Luca Giraudo

Foto: Luca Giraudo

Ambienti interessanti comunque, dove la fanno da padrone rigogoli, averle capirosse, storni neri, gazze aliazzurre. E la rara cappellaccia di Tekla. Rientriamo sotto la pioggia e ci prendiamo un caffè nel panoramico bar ristoro annesso al centro visite. Le gazze aliazzurre volano numerose intorno, sugli ulivi.

 

Foto: Claudio Mazzaferri

Foto: Claudio Mazzaferri

Foto: Claudio Mazzaferri

Foto: Fabio Peirano

Passato il temporale facciamo un salto sulla costa, a Matalascañas, da cui, affiacciati sul mare, assistiamo alla migrazione dei chiurli che, in stormi anche numerosi, volano bassi sul mare, diretti a nord.

 

Foto: Claudio Mazzaferri

Rientriamo presto per cena per poi uscire alla ricerca di uccelli notturni. Veramente unico il canto del succiacapre collorosso, in canto e in volo, anche a pochi metri da noi, mentre camminiamo nel bosco di pini.

 

Giovedì ci alziamo presto, alle 8 abbiamo l’appuntamento ad Acebuche per l’escursione in bus 4x4, l’unico modo per visitare le aree chiuse al pubblico interne al parco: il sistema di dune di Matalascañas, le marismas interne, la foce del Guadalquivir. L’autista/guida ci commenta in uno stretto andaluso sia gli ambienti che i vari animali che incontriamo, peccato che non è prevista una sosta per tentare di osservare l’aquila imperiale.

 

Foto: Fabio Peirano

Foto: Claudio Mazzaferri

Foto: Luca Giraudo

Foto: Fabio Peirano

Ci “consoliamo” con la calandrella e l’aquila minore. Certo gli habitat che attraversiamo sono assolutamente selvaggi, sebbene in parte modificati dalla mano dell’uomo. Rientriamo ad alta velocità sulla duna, fra stormi di limicoli, sterne e gabbiani che si involano dalla spiaggia.

Foto: Fabio Peirano

Foto: Claudio Mazzaferri

Pranzo in mezzo alle gazze aliazzurre di Acebuche e poi escursione alla ex laguna di Jaral, dove osserviamo la cappellaccia di Tekla, averle capirosse, tottaville, due probabili luì iberici. E alcune lucertole, fra cui l’Acanthodactylus erythrurus, i cui immaturi sfoggiano una bellissima colorazione scarlatta della coda.

 

Foto: Fabio Peirano

Foto: Luca Giraudo

Ultime ore del giorno fra le sughere secolari di Acebron, un bosco quasi integro, testimone di quali erano gli habitat primitivi nelle aree non inondate dalle acque. Interessante il picchio rosso minore, presenza per noi inaspettata, insieme a torcicollo e usignolo.

Venerdì mattina dedicato a El Rocìo, la cui laguna regala sempre osservazioni interessanti. La garzaia di mignattai e aironi guardabuoi copre con i suoi rumori qualsiasi altro verso, grifoni e cicogne, nibbi bruni e aquile minori riempiono il cielo dei loro voli. Manca solo l’aquila imperiale...

In acqua mignattini piombati e comuni, fistioni turchi, fenicotteri, folaghe, polli sultani. Fra le tife le cannaiole cantano con insistenza.

Ci trasferiamo verso Siviglia, l’albergo 4 stelle lenisce un po’ la delusione di non aver dovuto lasciare El Rocìo troppo presto. Pomeriggio con visita alla città, splendido esempio di connubio fra il mondio arabo antico e quello cristiano. Città tranquilla, vivibile, molto interessante.

Sabato ci dirigiamo verso la zona Est del parco. Sulla strada incontriamo alcuni birder locali, così come la Guardia Civil. Ma ovviamente siamo interessati alle grandule, alla grande colonia di passera sarda della zona, alle numerose pernici di mare. E poi, nelle zone più aride, calandra, calandrella, bianconi in caccia, aquile minori, nibbi bruni. Dovunque si guardi si osservano uccelli. Altissimi i grifoni sorvolano la campagna, ne conteremo fino a 80 insieme. Insoliti per noi i numerosi bianconi in caccia sui campi o posati sui tralicci.

Presso il centro visita aggiungiamo alla lista altre specie come l’avocetta e possiamo goderci la vista di oltre 200 polli sultani , di cui più di 90 insieme, in unico gruppo. Incredibile per noi.

Tramonto con cicogne e nibbi bruni che si posano davanti all’auto, sulla pista sterrata,  e poi cappellacce e rondini rossicce. Manca solo l’aquila imperiale.

Rientrando la nostra fortuna, ma anche l’alta attenzione di tutti noi, ci permette di osservare prima un maschio di albanella minore e poi un nibbio bianco, posato e in volo. Fantastico animale, un mito per molti birder. Una volta sparito alla nostra vista, proseguiamo verso Siviglia, passando per lo straordinario paesaggio della Dehesa de Abajo. Il lago incastonato fra le colline, coperte di pascoli e lecci ingombri di nidi di cicogne bianche, pullula di folaghe, anatre e svassi, fra cui alcune decine di svassi piccoli, quasi tutti in abito. Il sole sta tramontando e la luce della sera rende tutto più magico.

Arriviamo a Siviglia a buio, cena alle 22.30, orario spagnolo a tutti gli effetti.

Il giorno dopo torniamo a cercare le folaghe crestate, arriviamo all'invaso seminaturale al mattino abbastanza presto, non prima di esserci fermati lungo la carretera a osservare un’area umida, un ex cava, delimitata da falesie in terra e conglomerato. Sulle infrastrutture arrugginite diverse coppie di cicogne hanno fatto il nido. Uno spettacolo per noi assolutamente insolito. Siamo però nell’area a più alta densità di cicogne di tutta l’Andalusia, si parla di 500 nidi nel raggio di alcuni chilometri...

In questi giorni la Dehesa accoglie la Feria del Birdwatching, evento che focalizza l’interesse degli ornitologi del Sud della Spagna, Andalusia, Estremadura in testa. Incontreremo Paquillo, che lavora alla Fundacion Gypaete. L’escursione sulle rive del lago, fra vacche rosse e cavalli liberi, ci frutta l’osservazione, non sempre facile, di alcune folaghe crestate. Essendo un’area di assembramento degli immaturi delle due specie di folaghe, i caratteri distintivi sono poco evidenti, ovvero, le protuberanze rosse della folaga crestata sono molto piccole e difficili da osservare a distanza. Ma con un po’ di occhio, il becco grigio-azzurro e la fronte spigolosa permettono di individuare le poche folaghe crestate fra la moltitudine delle altre folaghe.

Intorno dovunque in cielo nibbi bruni, cicogne bianche, sovente la coppia di aquile minori, e poi upupe, gruccioni, passeriformi di macchia. Un vero paradiso terrestre. Nel pomeriggio facciamo ancora un giro nelle aree boscate, dove avremo occasione di osservare veramente da vicino un bellissimo adulto di aquila minore, attaccato da un nibbio.

Breve giro fra gli stand, ormai in chiusura, e poi proseguiamo per andare alla ricerca del nibbio bianco. Non lo troviamo subito, ovvero non dove era il giorno prima, ma alcuni chilometri più a sud, posato su un traliccio. In realtà sono in due e assistiamo in due occasioni all’accoppiamento... cosa vuol dire essere al posto giusto nel momento giusto... Ci godiamo questo bellissimo animale, purtroppo obbligati a stare lungo una strada secondaria, molto battuta dai locali, anche per trasporti “eccezionali”.

Rientriamo all’imbrunire in città.

Il 25 aprile abbiamo in programma un’escursione per osservare un’altra specie target: l’aquila del Bonelli. Ci dirigiamo questa volta verso Nord, non dopo aver sbagliato strada, ci troviamo dubbiosi davanti ad una pista in terra. La direzione è quella e dopo alcune informazioni reperite in loco, “pasito pasito” ci dirigiamo verso Nord con la nostra BMW all terrain, osservando bianconi e aquile minori, nibbi bruni e cicogne.

Arrivati a destinazione, dopo circa un’oretta a piedi, fra fiori di cisto e gladioli slevatici, accompagnati da tre cani, un mastino tigrato, un bassotto e un cucciolo, e dopo aver alzato alcune rumorose pernici rosse, osserviamo l’aquila. Sbuca dietro la collina e viene subito a osservarci da vicino, curiosa di sapere cosa facciamo lì... Dopo averla osservata più volte, torniamo all’auto più che soddisfatti per ciò che abbiamo avuto la fortuna di vivere. Oltre ogni aspettativa.

Qualche foto ai gruccioni intenti a scegliere il nido, fra rondini rossicce e cappellacce, e poi si rientra nel mondo antropizzato.

Dopo cena, prima del buio, usciamo ancora per l’ultimo tributo a questa terra meravigliosa, alla ricerca di barbagianni. Che alla fine, dopo diversi chilometri fra sterrati e asfalto, abbiamo la fortuna di osservare vicinissimo, posato, in volo e in overing.

Un bel saluto, certamente un arrivederci. Perchè non si può pensare di andare in Andalusia senza sentire nel profondo di doverci tornare.

Martedì 26 si riparte, dopo aver ancora fatto un giro in città. Bella Siviglia, città europea sotto molti punti di vista.

Straordinaria l’Andalusia, terra dai mille colori e paesaggi, di una ricchezza biologica enorme. Fa bene al cuore vivere dei luoghi così.