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LA TERRA E' VIVA, ANCHE SE...


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 Il satellite ha catturato l’alluvione e gli effetti sul territorio dell’eccezionale ondata di maltempo che tra venerdì e sabato ha colpito la Francia meridionale e il Nord-Ovest dell’Italia.

 

 

 

 

Quando vedo immagini come questa, eccezionali per la loro chiarezza, comprendo bene perché la terra sia come la vediamo oggi. 

 

Quando racconto delle montagne e della loro storia, dell'evoluzione del paesaggio, ecco, sovente mi trovo davanti all'incredulità, all'idea che tutto sia immutabile.

 

Cosa che ovviamente non è, perché se la terra non fosse viva, noi non saremmo mai arrivati qui, dove siamo oggi.

 

Alluvioni come queste se ne devono essere succedute milioni nel corso del tempo e sono queste che hanno portato sedimenti nel laghi e nei fiumi, che hanno colmato valli e creato pianure, sedimenti che con l'interminabile trascorrere del tempo sono diventati rocce: arenarie, argilliti, flysh, marne.

 

Certo, la drammaticità del momento sovrasta ogni riflessione.

 

Eppure è grazie a queste alluvioni che noi abbiamo le pianure coltivabili, i conoidi su cui edificare (un po' più) in sicurezza i nostri centri abitati, le valli lungo le quali costruire le nostre vie di comunicazione, da tempo immemore.

 

Ma siccome nulla è per sempre, oggi ci troviamo in una situazione in cui le nostre infrastrutture, le nostre abitazioni e i centri urbani non sono più adatti al clima che sta cambiando.

 

Per questo occorre che ci attrezziamo. Ciò vorrà dire investire nell'immediato futuro ingenti risorse per prevenire o almeno ridurre il rischio di ciò che abbiamo visto in questi giorni.

 

Sarebbe bello saltare piè pari la querelle di "lo sapevamo", "non succederà più, investiremo nel territorio", etc... e passare davvero alla fase di ricostruzione del nostro futuro.

 

Sapendo che nulla è per sempre. Nemmeno noi.